Si diffondono timori e angosce ma nel 1° quadrimestre l’import di vino italiano negli USA cresce a due cifre in volume e in valore.
Nel primo quadrimestre 2025 l’import di vino italiano negli Stati Uniti cresce a due cifre, sfidando timori economici e i primi dazi ad aprile. Le bollicine trainano la domanda, premiando la qualità. L’Italia si conferma leader in volume, mentre la Francia domina in valore. Sullo sfondo, l’incognita di nuovi dazi ad agosto preoccupa il settore europeo.
Il mercato del vino negli Stati Uniti brinda a un inizio 2025, sfidando le incertezze economiche e persino l’introduzione il 5 aprile scorso di dazi al 10% (dal 2 all’8 aprile erano al 20%) sull’import di prodotti UE. Nei primi quattro mesi dell’anno, le importazioni globali di vino hanno registrato una crescita in valore del 15,2%, raggiungendo la cifra di 2,3 miliardi di euro. Un segnale inequivocabile che la domanda americana non solo non si arresta, ma si sposta con decisione verso prodotti di qualità superiore.
Secondo i dati delle dogane statunitensi analizzati da S&P Global, tra gennaio e aprile sono stati importati 444,1 milioni di litri di vino (+3,3% rispetto al 2024), ma è il balzo del prezzo medio a raccontare la vera storia: con un aumento dell’11,5%, il costo per litro ha raggiunto i 5,19 €. Questo fenomeno dimostra che il consumatore americano è disposto a spendere di più per una bottiglia di pregio, un trend che premia le produzioni europee di alta gamma.
La bollicina non conosce crisi, crolla lo sfuso
Ad analizzare nel dettaglio le categorie, emerge un quadro chiaro. Il vino in bottiglia si conferma il pilastro del mercato, rappresentando 1,65 miliardi di euro di valore (+15,7%) e 242,7 milioni di litri in volume (+8,8%).
Tuttavia, la vera star di questo inizio anno è lo spumante. Guidato da un desiderio di convivialità e da nuove abitudini di consumo, ha registrato un boom inarrestabile con un +30% di volumi importati (67,1 milioni di litri) e un +23,1% in valore (539,3 milioni di euro). Un dato che testimonia come le bollicine non siano più relegate solo alle grandi occasioni.
Interessante anche la performance del Bag-in-Box (BiB), che segna la crescita percentuale più alta: +34,7% in volume e +41,7% in valore. Sebbene parta da una base contenuta, questo formato intercetta un bisogno di praticità e convenienza.
La medaglia ha però un rovescio: il vino sfuso, che subisce un crollo verticale. Con un calo del 14,6% in volume e del 20,3% in valore, la sua performance negativa è la prova definitiva di un mercato che volta le spalle ai prodotti indifferenziati e a basso costo.
Francia e Italia in pole position, la Spagna avanza
La geografia delle importazioni conferma il duopolio che domina il mercato statunitense. La Francia consolida la sua leadership in valore, con esportazioni che volano a +34,6% per un totale di 922,8 milioni di euro. Questo dato riflette la forza dei suoi vini premium e degli champagne, capaci di spuntare prezzi medi molto elevati.
L’Italia risponde con la forza dei numeri, confermandosi primo fornitore in assoluto per volumi con 128,2 milioni di litri (+16,9%) e un valore di 744,3 milioni di euro (+14,7%). Una presenza capillare e diversificata che continua a essere un punto di riferimento per i consumatori americani. Insieme, Parigi e Roma hanno rappresentato il 71% della spesa totale per il vino importato nel solo mese di aprile.
In questo scenario, si fa notare la Spagna, che avanza con decisione: +9,2% in valore e +18,2% in volume, erodendo quote di mercato e posizionandosi come un concorrente sempre più credibile. Risultati positivi anche per Cile e Argentina, mentre la Nuova Zelanda soffre un calo significativo in valore (-17,7%).
L’incognita dei dazi: una minaccia incombente
Per quanto riguarda il primo quadrimestre 2025 chiaramente l’impatto dei dazi universali del 10% introdotto a partire dal 5 aprile sui prodotti europei ha influito limitatamente, bisognerà attendere i dati del secondo quadrimestre per poter valutare. Gli Stati Uniti si confermano una superpotenza globale nell’import di vino, un mercato dove la partita si gioca sempre di più sul prestigio e sul valore.
In questo contesto dinamico, un’ulteriore svolta potrebbe arrivare dal fronte diplomatico. Secondo le ultime notizie Bruxelles e Washington sarebbero al lavoro su un’intesa per l’introduzione di dazi del 15% sui prodotti europei (tranne l’acciaio al 50%), vino incluso. Lo schema dell’accordo ricalcherebbe quello siglato dall’amministrazione Trump con il Giappone e prevederebbe l’abbassamento dei dazi più elevati attualmente in vigore per alcuni comparti. Se confermato, questo compromesso sarebbe senz’altro migliore rispetto ai dazi paventati al 30% ma rappresenterebbe comunque un gravame considerevole per il settore del vino europeo ed italiano.
di Emanuele Fiorio
Fonte: winemeridian.com